«Il governo ci tartassa e fa il gioco di non aumentare le tasse per lasciare i Comuni con il cerino in mano. Noi abbiamo tagliato il tagliabile ma non ho voluto ridurre i servizi per le famiglie e i più poveri. Perciò chiediamo un piccolo contributo ai cittadini, sempre nell’ottica della progressività: chi più ha pagherà di più». Ci mette poche parole il sindaco Giordani per spiegare il bilancio di previsione 2025 che la giunta approva per poi affidarlo alla discussione del consiglio comunale. Un bilancio redatto con i criteri del massimo risparmio a causa della spending review, dell’aumento dei costi di energia e materie prime e di futuri tagli del governo inseriti nella legge di bilancio. E che quindi prevede l’aumento delle tasse comunali, quelle poche che manovrano i Comuni: l’addizionale Irpef e l’Imu.
L’aumento delle tasse
Ad illustrare la manovra tributaria ci pensa l’assessore delegato Antonio Bressa: «La ratio è stata di ridurre il più possibile le rimodulazione dei tributi, perché colpisse meno i cittadini. Ma era necessario: alcuni adeguamenti non venivano fatti da molti anni», osserva. Si parte dall’Irpef per cui resta la fascia di esenzione da 15.000 euro e il sistema progressivo a scaglioni con aliquote differenziate. Ma se fino al 2024 erano dello 0,69 – 0,79 – 0,8 per mille nelle tre diverse fasce, dal prossimo anno diventeranno 0,78 – 0,79 – 0,8. Questo porterà 1,9 milioni di maggiori introiti: «Per i cittadini sono 1-2 euro al mese in busta paga: dai 13 ai 25 euro all’anno».
L’Imu invece era fermo da vent’anni: sarà aumentato per le attività attività commerciali, professionali e produttive con un rincaro medio del 4%: «Se consideriamo l’aumento delle locazioni che c’è stato in tutti questi anni siamo ben sotto l’inflazione». In più però c’è il nuovo portale del federalismo fiscale, per cui si perdono anche le agevolazioni che c’erano per negozi storici, iscritti all’Aire, e chi affittava a canone concordato ribassato. Il maggiore introito stimato sarà di 2,2 milioni.
In più tutti i canoni comunali saranno adeguati all’indice dell’inflazione. E qui il maggiore introito sarà di 500 mila euro.
Gli aumenti per le scuole
Il problema per i servizi scolastici è che il tasso di copertura da rette e tariffe è molto basso e non sono servizi che si sostengono economicamente. Ecco perché comunque il Comune coprirà gran parte dei costi: «Abbiamo dovuto mettere mano alle tariffe dei nidi, delle scuola dell’infanzia e delle mense – chiarice l’assessora Cristina Piva – Salvaguardiamo perà le fasce più deboli: per gli asili nido avremo le 5 fasce più basse che saranno coperte del bonus nido e dei vari bonus. Le altre cinque che mancano aumenteranno del 2% a fascia. Anche la sesta fascia e fino all’ultima avranno una parte di bonus nido, quindi qualcosa verrà coperto dai contributi»
Per le scuole dell’infanzia sono previsti aumenti da 2 a 6 euro al mese: «Somme che sono inferiori a quello che è il totale degli adeguamenti Istat all’inflazione che in questi anni non sono stati fatti. Il massimo aumento sarà di 6 euro su un costo di 140 euro», spiega Piva.
Infine le mense con l’aumento del costo pasto mantenendo però ferme le fasce più basse. Alle scuole elementari chi pagava 4,81 euro a pasto adesso ne pagherà 45 centesimi in più. Per le medie il massimo era 5,82 euro a pasto e aumenterà di 50 centesimi.
Per quanto riguarda l’ambito scolastico tutti gli aumenti scatteranno da settembre del 2025.
I tagli ai settori
«C’è stato comunque un taglio ai settori di 3,430 milioni di euro – conclude Giordani – Ce la caveremo anche stavolta, non voglio piangere il morto. Però abbiamo veramente molto lavoro da fare».
Giordani: “Con questi tagli inevitabile aumento delle tasse”
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